COMICidio #1: la rasoiata critica
Le opinioni espresse qui sono responsabilità esclusiva dell’autore: a volte ci troviamo d’accordo, altre volte ci chiediamo se abbia dormito abbastanza e ci mettiamo le mani nei capelli. Ma è proprio questo il punto: su Comics Mojo crediamo nel pluralismo delle voci e nella libertà di espressione, perché senza prospettive diverse non esisterebbe alcuna conversazione culturale degna di questo nome.
In questo articolo
Dylan Dog Oldboy 4: Il mondo di un sogno migliore (Vanzella, Dell’Agnol, Pontrelli)

Dylan Dog Oldboy 4: il mondo di un sogno migliore ci illude, dalla copertina magrittiana di Nizzoli, di trovarci al cospetto di un numero che richiami le vere atmosfere degli Anni Ottanta. E, invece, naturalmente non è così. Neppure i disegni di un venerando della vecchia guardia, Dall’Agnol, rendono giustizia al bisogno nostalgico di un buon numero. Se, come al solito, la sceneggiatura si appoggia al già letto, già visto, a volte al già ascoltato, i disegni ci precipitano in uno scialbissimo universo, privo quasi completamente di sfondi e disegnato con la mano destra da un mancino. Lodevole il mecenatismo della Bonelli che tiene in scuderia vecchi ronzini ormai spompati. Un po’ meno lodevole la vendita di un prodotto così a vecchi lettori, che non si meritano queste cadute di stile.
Stray Dogs (Tony Fleecs, Trish Forstner)

Non amo i cani, li trovo un sottogenere rimbambito dei lupi, con il loro ossessivo bisogno di amare un padrone. Odio i fumetti disegnati come fossero cartoon per bambini. Odio le variant, che reputo spremiagrumi per polli. Odio gli animali che parlano tra loro come esseri umani. Odio l’uso smodato ed inflazionato di serial killer per dare un senso alla storia.
Odio tutto questo, ed in questo fumetto non manca proprio niente di tutto ciò, ma…
Come a volte trovo attraente una donna per le sue piccole imperfezioni, così Stray Dogs mi ha conquistato per la giusta miscela di ingredienti singolarmente indigesti. Comprese le variant, una volta tanto indovinate. Anche se amate i gatti, leggetelo ugualmente.
P.S. Il prequel (un’altra pratica disgustosa dai tempi de La minaccia fantasma) non è indispensabile.
L’angolo del manga
E per questa volta è tutto.
Il classico moderno: Ragazzo di Zuzu

Si dice che la bravura di un pittore, di un disegnatore, la si misuri nella bravura a ritrarre le mani. Ecco, Zuzu non le sa disegnare. Per niente.
Si dice che il ritmo sia una componente essenziale in un lavoro di fiction. In Ragazzo, scorre lento come un fiume di melassa, come un film polacco degli Anni Settanta, dilatando dialoghi banalissimi in un’infinità di vignette superflue.
Si dice che colorare i fumetti serva, spesso, a dare quel tocco in più al disegno. Ecco, forse i pennarelli non sarebbero stati la prima scelta di Steve Oliff.
Si dice che la copertina serva a presentare al meglio il contenuto. Ma forse a Zuzu non l’ha detto nessuno.
Si dice che bisognerebbe scrivere di quello che si conosce. Almeno stavolta ha messo un po’ di sesso.
Si dice che è un capolavoro. Come dicevo: il tipico classico moderno.
— Marco Cottarelli
L’autore: Marco Cottarelli parte da lettore curioso, aperto a tutti i fumetti che gli piacciono. Agli altri meno. Frequenta le colonne di Schizzo, onorata rivista di critica e fumetti sulla soglia del nuovo millennio e riesce a farsi odiare da chiunque recensisca. Poi sparisce e appare qua e là in cataloghi, agende, aumentando la fama di stronzo qualificato a cui tiene in modo particolare. Tiene una rubrica di critica televisiva in una delle tante edizioni de Il Piccolo di Cremona. Tra le altre cura la mostra Supereroi per il Centro Fumetto Andrea Pazienza, che si rivela ovviamente un grande successo. Adesso, con Arcicomics, è uno dei responsabili di Mumble Mumble, esperimento di rivista di fumetti orale, e imperversa nelle Anime Manga Night targate Blue Dojo. Non sopporta graphic novel disegnate male e praticamente qualsiasi manga con i demoni, con le ragazzine mezze nude, con robottoni. Ed è tutto. Almeno per voi.